Yuri Ancarani /// il Capo

Un anno fa Maurizio Cattelan mi consiglia di andare a vedere una proiezione al Cinema Gnomo, a Milano, quando ancora era diretto dal giovane Nicola Bionda. Cito Cattelan perché il cortometraggio che stavo per andare a vedere l’aveva sostenuto anche lui, per poi produrne un secondo di questo giovane autore romagnolo e insegnante della Naba: Yuri Ancarani, video maker indipendente, che appoggia anche (dando vita alle immagini con il video) il team di Toilet Paper.

Il documentario si chiama il Capo (2010) ed era da poco stato presentato alla sezione Orizzonti del 68° Festival del cinema di Venezia. Il capo è colui che dirige la cava di marmo. Yuri, affascinato da questo mondo che ha conosciuto per caso, per fare un lavoro di documentazione, ha deciso di affiancare i lavoratori della cava per un mese intero, restando a osservarli lavorare, e soprattutto, a studiare il comportamento del capo. Per Yuri osservare non basta. Anche per il secondo cortometraggio, che sta facendo il giro del mondo, Piattaforma Luna, il regista ha vissuto in una camera iperbarica per documentarsi e provando di persona ciò che avrebbe poi raccontato con la macchina da presa.

Il Capo sta vincendo i principali festival internazionali di cortometraggi e documentari (http://www.yuriancarani.com/index.html), fino al più recente festival di Clermont-Ferrand.

Sicura che l’opera di Yuri arriverà al 50° festival, ecco di seguito la storia del Capo e il trailer. Sperando che la lettura gli sia di buon auspicio …

Carrara, le cave. Uno scenario potente già dalla prima sequenza rigorosamente a camera fissa. Un’inquadratura decisa e pulita, proprio come la materia protagonista: un solido sipario di marmo lentamente, ma con fragore, si spacca a metà. La pace del materiale striato e compatto viene rotta da una gru, un mostro arancione, che decisa lo lacera in due e, finito il suo compito, si allontana, scomparendo sul lato destro dello schermo. Ma il rumore rimane e si impone il capo, il reale protagonista. Il capo è “colui che dirige i lavori”, che comanda all’interno della cava. Una figura nel mezzo, rassicurante e vissuta: a torso nudo con la carne bruciata dal sole che batte insistente da mattina a sera all’interno di una gola bianca, inquadrata prima dall’interno e più avanti dall’alto, imponente su tutti, tranne lui.

Yuri Ancarani realizza un quadro deciso e insieme poetico di un lavoro apparentemente meccanico, ma più che altro umano. Il regista si muove con ordine e pazienza. Documenta in maniera armoniosa  la rottura dei  blocchi, che lui stesso correggendosi chiama “bancate” di marmo, nel loro termine tecnico. Rumore, il lavorio della gru, un po’ di inquietudine, ma il capo sta li, a compiere il suo lavoro. Il racconto narrativo è lineare e chiaro in questo passaggio tra la cava, alta, bianca, e un po’ spaventosa, e la figura dell’uomo calmo e deciso. Il continuo gesticolare, il suo codice linguistico, come un direttore d’orchestra davanti a una folla, e i dettagli consumati su cui posa la camera: il braccio, una spalla, la sua mano con due dita mozzate, lo sguardo… Il Capo è un cortometraggio, senza fronzoli o caos che, alla fine, lascia quella sensazione, del rito compiuto.

Le fotografie sono state scattate da Lady Tarin (http://www.ladytarin.com)  e (http://ladytarin.tumblr.com) Guggenheim di New York (dove è stata realizzata una proiezione speciale del cortometraggio di Ancarani) durante l’inaugurazione della mostra All di Maurizio Cattelan.

Questa voce è stata pubblicata il 29 marzo 2012 alle 11:03 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Yuri Ancarani /// il Capo

  1. Camilla in ha detto:

    bellissimo post!

  2. mara in ha detto:

    brava rossella ! complimenti per il blog.

    ciao

    mara

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