Scuse per viaggiare /// Giulio Zanet

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Giulio Zanet espone a 5° Officina una serie di disegni nati casualmente da una residenza in Spagna e portati avanti fino ad oggi. Una scusa per un viaggio in evoluzione costante: un diario frammentato fatto sia da momenti di riflessione, che di pausa dai “lavori forzati”, le grandi tele ad esempio, in un percorso poco narrativo ma piuttosto introverso e intrinseco. Una composizione di fogli bianchi formato A4 sulle pareti dello spazio. Un work in progress senza ordine tematico: una casa che si posa sul nulla, un bevitore rosa con cravatta azzurra, una famiglia anni ’50 che si ripara con un ombrello, figure geometriche, una stufa, un cavallo a dondolo, una ballerina di lap dance, animali, dei rombi, figure senza volti …

La sensazione davanti ai lavori di Zanet è quella di perdita di un pensiero delineato e fisso. Non c’è un percorso, ma appunti grezzi. L’artista gioca con impulsi, situazioni vissute, paranoie reali mescolandole con momenti onirici, impostati o  realmente sognati. Soggetti diversi si muovono in spazi mai definiti del tutto, quasi impalpabili. Si scorgono case, paesaggi, piscine, cieli, interni, esterni, con a volte inserito un elemento o persona, che disturba l’armonia generale del quadro; un fatto o un pensiero che sbuca nel contesto. La domanda nasce spontanea: “cosa passa nella testa dell’artista ?”. Zanet sviluppa racconti con spunti dal quotidiano vissuto giorno per giorno con intersezioni surreali, quasi ostacoli ansiosi per l’occhio che guarda, rendendo pensieroso ma senza dubbio accattivante l’approccio, il tutto con la costante presenza di colori vivi, spesso il rosa e l’azzurro, per far capire che in fondo l’ansia può lasciare spazio a una via serena per affrontare le cose. Come in un film surrealista alla Buñuel i disegni di Zanet sono sviscerate associazioni di immagini, frammentarie, senza un seguito temporale o appunto tematico.

Il giovane artista disegna elementi che si possono mischiare, perché l’ordine non è necessario: vivono singolarmente nel momento in cui sono stati realizzati.

Sulle pareti dello spazio lo sguardo non è mai fisso: quasi cento fogli disposti in file  dove prendono vita elementi numerosi e diversificati. Uomini, donne, geometrie, case rovesciate, colori, nuvole e pioggia rosa, facce senza volti, un monocromo grigio, una gamba e un braccio, elementi pornografici, una donna col corpo da scacco, quadratini bianchi e azzurri, esseri strani, puntini per riempire uno spazio o una forma, quasi per definire il tempo che scorre, come il ritratto di una madre e figlia che guardano l’orizzonte dove passa solo una vela bianca, racchiuse in uno schermo verde. Zanet racchiude alcune figure in uno spazio preciso, come per dare allo spettatore un’indicazione, uno spioncino per focalizzare meglio l’attenzione e non perdersi via. Come si perdono via elementi e persone che il pittore inserisce in punti strategici nello spazio del foglio o della tela: un situazionismo dei personaggi inseriti qua e la nel disegno senza, in apparenza, ordine alcuno. La tela per Zanet è forse un limite che vuole superare. Il foglio ha più aperture. Ne ha tanti da riempire, e può farlo con calma. Può inserire elementi senza apparente senso, o sogni fatti la notte prima, come nell’opera My mother cut a face of the cow, dove la madre taglia la testa di una mucca su una casalinga tovaglia a quadrettoni bianchi e rossi. Senza dubbio cruento, ma con elementi in qualche modo rassicuranti. Zanet è in balìa del binomio bene/male, che sviluppa a modo suo surreale e colorato. Rigetta in questi disegni di medio formato questo mondo fatto di cose viste, vissuti e di dubbi. Il dubbio latente è spesso presente: l’artista disegna un fumetto con un rapido scambio di battute “ho detto di si, credo di no”. Un non-senso, o un controsenso ? O ancora una montagna spigolosa come skyline di sfondo di una burbera città, o un lungo aereo, che passa sinuoso al di sotto, come una sottocultura che si rafforza col tempo e cerca faticosamente di farsi spazio sopra una base nera. Il nulla e il caos, il grigio e poi il colore, qual è la strada da scegliere ? Per ora proseguiamo il viaggio.

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Per ora le foto dell’allestimento. A dopo l’inaugurazione di oggi (ore 18.30) il resto …

Grazie a Smog, Quinta Officina e in particolare a Viola Cateni, che ci ha da subito

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Questa voce è stata pubblicata il 3 aprile 2012 alle 9:14 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

7 pensieri su “Scuse per viaggiare /// Giulio Zanet

  1. shanti in ha detto:

    peccato non esserci !

  2. shanti ! vieni a vivere a milano 🙂 o io vengo li !

  3. Albert Pinya in ha detto:

    Grande Giulio!

    Grande Rossellini!

    Complimenti!!!

    Pinya.

  4. grande pinya !

  5. super zanet colpisce ancora

  6. CB in ha detto:

    Grandi tutti!

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