Nocturna Fabula /// un salto nel passato in attesa delle prossime favole

Nell’ attesa della mostra Sante&Profane di Shanti Ranchetti, che inaugura tra pochi giorni, sabato 14 Aprile 2012 presso lo studio XYZ di Treviso, e della collettiva al Castello di Montaldo di Torino il 20 Aprile 2012 in cui partecipa Sam Punzina, aspettando la sua prossima personale da Federica Ghizzoni a Milano, presento le due artiste, Shanti e Sam, rispolverando una bella mostra passata: Nocturna Fabula. Poche righe per ricordarla a chi è riuscito a vederla lo scorso ottobre, proprio da Federica Ghizzoni, in via Cagnola a Milano e, invece, per condividerla con chi non l’avesse vista neppure in catalogo …

L’inconscia realtà. Oscar Wilde sosteneva che “la vita naturale è la vita inconscia”. Spesso è così. In Sam e Shanti questo assunto può essere una chiave, o meglio, una delle chiavi, per decifrare i loro lavori. Due artiste tattilmente differenti, ma con un evidente e essenziale comune denominatore: sono donne, e i loro lavori non possono prescindere da questa visione, seppure da occhi diversi, per svilupparsi con direzioni e approcci che poco hanno a che fare l’uno con l’altro, ma che in questo caso bene interagiscono fino a darsi una complementarità. Sam dalla forma istintiva, macchie dense di colore che disegnano un mondo omogeneo, a volte un dripping dove terra e cielo, mare e aria si confondono. È un mondo stravolto di elementi che convivono in un’irreale armonia, senza ordine e suddivisioni. In un continuum immaginario e immaginato di fiori capovolti, surreali animali e personaggi magici. Un “Sam’s world” in cui un’inaspettata esplosione scardina gli equilibri disturbando la vita di mosche e stelle, prati e farfalle, pesci rossi e tucani, fenicotteri rosa e passerotti coscialunga, fluttuanti meduse e funghi marini. Un mondo patinato che viene infestato da una rovinosa esplosione, per poi ritornare alla gioiosa quiete sotto la guida di MagaMedù, un altro essere irreale sbucato dalla mente dell’artista come un sortilegio inatteso. Colori e materia di pari passo su 38 piccole tele dove l’artista riversa con energia istintiva e spesso senza previsione, la sua visione talmente densa da voler nascondere qualcosa, coprire la realtà, rivelandone un’altra. Siamo dunque in difficoltà. Tutto è capovolto, tutto perde il senso reale per acquisirne un altro, non reale. O forse no? Il dubbio nasce con Sam e Shanti che propongono in maniera diretta due sostanze chiaramente irreali, ma con una profondità che va ben oltre. Le donnine dai grandi occhi di Shanti sono belle, sexy, sofisticate, ma, sotto sotto, anche inquietanti, irriverenti e molto complesse. Stuzzicanti bamboline che attirano lo spettatore dietro quinte dai tendaggi lussuriosi offrendo un’evasione dalla quotidiana realtà, un mondo underground, in cui la duplicità dell’essere prevale, senza più distinguere il buono dal cattivo, il cuore dalla testa, la santa dalla puttana. Shanti illustra il doppio, in forma rigorosa ma riservando sorprese dal cappello: un uccellino in una testa a gabbia, un ambiguo volto da brava bambina con una maschera in mano, per celare, nascondere sempre qualcosa. È la possibilità dell’artista del poter mascherare, resa in Shanti da un percorso di simboli amati e ricorrenti, di sottoculture lowbrow, di amore per un cinema di un certo tipo, visionario come Tim Burton e sanguigno come Almodóvar, elementi accattivanti dal mondo del burlesque, i guanti rossi che distinguono quelle “bad girls” dalle altre, apparentemente pure. Il doppio di Austera e Godiva, sorelle legate da un cuore, proprio come il doppio di Frida Khalo, dove il sacro cuore, quello austero, è in gioco con il suo alter ego, quello reale che pulsa di passione.

La mostra. Fabula Nocturna è una favola complessa e colorata. Un duplice rifugio frivolo ma cupo, austero ma vivace, che si rintana lungo le pareti dello spazio della galleria di Federica Ghizzoni, in una sala bianca e una nera dove Sam Punzina e Shanti Ranchetti si mostrano confrontandosi, evocando uno spiraglio, un mondo fantastico e vivo. Si tenta il sortilegio e per qualche minuto il reale viene tenuto fuori, una porta si chiude e Milano si fa abbandonare, con la sua strada grigia e le sue storie tormentate. È un angolo irrequieto a offrirsi. Disegni, piccole tele, supporti di legno di cedro, cammini di vicende, destini, personaggi, frammenti attraverso piccole gocce di colore o grandi occhi, creazioni che sfidano spudorate, lasciando comunque sempre un alone di mistero e apprensione. Un “Wonderland” di Carroll, una cornice allegra che scoperchia un micromondo quasi barocco, come le esili figure di Shanti scoperchiano un’inquietante sottocultura che prende spunto da ambiti come quello del Circo, anzi del Freak Show, un mondo folle e improbabile, ma che esiste e attrae, come nella favola di Sam, dove piccoli segreti e tormentati ricordi sono stratificati da materia che alla fine prende forma in piccole e saltellanti esistenze. L’attrazione del diverso e dell’irreale, altro tema che da sempre ricorre nell’arte. Il diverso prima respinge, fa un po’ paura, ma poi lo scruti, e lo comprendi e lo fai tuo, forse. Una pancia scoperta che racchiude una piccola donna, se stessa, una Mater che è anche figlia, un pensiero dentro a un altro, come una matrioska che pone sempre quesiti. Invadenti nuvole bianche che sovrastano un paesaggio di sogni, aggrovigliandosi, muovendosi con alberi e funghi in una briosa danza, dove però qualcosa ha perso il controllo. In Shanti e Sam ogni soggetto ha una propria identità, già dal titolo, dove Gossip girl, o Birthday girl, o ancora Wireless girl, sfilano più o meno sorridenti, e dialogano con l’universo di Sam, dal Mondo in apnea, alla Casa di un libero pensatore e in Stagioni inverse. Le due artiste culminano insieme in una tela, rispecchiando la completezza di incessanti pensieri e ricerche. The Loverdose scissors bunny, una dose letale d’amore: una base scura, nera e una gabbia stilizzata flebilmente appesa a un fiore. La gabbia potrebbe essere aperta, lasciando libertà a rosee farfalle che non cessano il volo, mischiandosi con fiori e carote volanti, tracciate dalla mano di Sam Punzina e terminando in un cuore spinato da appoggio a una creatura sexy, con femminili stivali e corpetto, e un cerchietto in testa. A questo manca però un’orecchia, che la donnina prenderà (forse) dal bianco coniglio che tiene nella mano libera, perché nell’altra ha una forbice.

La Nocturna Fabula. Oltre alle figure le parole. Cormac McCarthy sulla sua Road prefigura un mondo finito, dove nessuno è sopravvissuto e scrive “Di notte il cielo è una fontana di stelle con poco spazio nero, stelle che cadono incessanti tracciando archi dolorosi, ed è così che il loro numero non diminuisce mai”, rileggendo queste righe dello scrittore americano ho pensato ai lavori delle due artiste, e alla favola di Sam che accompagna lo spettatore all’inizio del percorso in galleria: “si percepiva una quiete che sapeva di dolcezza e ovunque l’occhio guardasse c’era un’esplosione di colori e di vitalità. Era una notte di verde stellata, tutti si preparavano a trascorrere sogni quieti” L’opposto. Un’esplosione vivace che si scontra con l’abitudine comune, e si pone in una prospettiva della realtà conosciuta.

Rossella Farinotti

 

Questa voce è stata pubblicata il 5 aprile 2012 alle 5:48 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Nocturna Fabula /// un salto nel passato in attesa delle prossime favole

  1. shanti in ha detto:

    Grazie Rouge è stata una bella mostra e soprattutto ci ha fatto incontrare!

  2. Io C’ero. Indimenticabili. La mostra e le artiste.

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