L’arte, il glitter e la disco ///

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Fabrizio Ferrini,  protagonista del mondo della moda milanese, ex direttore di diverse riviste e attualmente a capo di Hunter Magazine, dal 1999 ogni sabato sera crea performance al Glitter, locale gay milanese che si è ritagliato uno spazio nel mondo underground della night life.

In un concept di Fabrizio per spiegare il suo lavoro di art director di queste serate mi colpì l’ultima frase “La lotta per la sopravvivenza si arena su una superficie scintillante di glitter”.

Nel lavoro performativo che Ferrini crea non si parla di lotta di sopravvivenza (forse, alla fine una realtà latente in ogni ambito che tocchiamo) ma di un chiaro bisogno consapevole e concreto di un luogo definito e adatto a un evento che ormai è diventato storico, e che ha la necessità di evadere per aderire, se non addirittura invadere, altri spazi, quelli che in realtà più gli competono.

Quando si parla di arte è sempre labile il confine di ciò che si realizza e del suo contesto. Le performance messe in scena da Ferrini, da più di 10 anni incorniciate all’interno di una glitterata disco, sono vere e proprie opere multisensoriali (parliamo di luci, suoni, musica, immagini, movimenti, canti, atti singoli o corali, azioni recitate o silenziose, costumi, trucchi e colori)  ideate, studiate e realizzate con basi di culture underground differenti, che attingono dall’estetica cinematografica dagli anni ’50 a oggi, dall’ambito musicale, dalla moda, dalle arti plastiche … Sottoculture di un immaginario estetico che Fabrizio ha assorbito e si porta avanti, realizzandosi totalmete solo nelle performance, dove, come art director, diventa manipolatore di una realtà falsamente splatter o frivola, ma ricercata, problematica e profonda con la forma di un gioco di tulle e cerchietti, a metà strada tra un’estetica lynchiana, un video alla Andy Wharol, una casalinga anni ’60, o un sofisticato Tarantino.

 Dunque, nell’attesa di trovare una nuova e più aderente piattaforma, quella dell’arte, e di uscire dalle quattro mura della discoteca per riversare i suoi codici, le donne protagoniste e le sue storie nella location artistica più adatta, vi lascio delle immagini ( di Alex Vaccani) per conoscere, o ri-conoscere, questo mondo in bilico tra l’arte, l’estetica e lo show performativo, ma con solide basi.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 aprile 2012 alle 4:20 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

6 pensieri su “L’arte, il glitter e la disco ///

  1. shanti in ha detto:

    Fabrizio Ferrini è geniale.

  2. giuseppe in ha detto:

    diciamo che è l’anima di tante cose ed è ora che si sappia

  3. caro giuseppe, si è l’anima di molte cose. e lo è sempre stato. però pochi lo sanno, e ancora di meno ne parlano.
    ieri al MiART c’è stato un incontro interessante come idea su questo tema (faceva parte di una serie di incontri dal titolo MiART parade, curata dal critico Milovan Farronato), l’arte e la night life (da Andy Warhol e il famoso studio 54 a oggi appunto, sia il Glitter che serate varie). Conduceva Natasha Sleiter, e parlavano Fabrizio, un collezionista d’arte di Milano e Gonzato, l’artista che ha realizzato un’opera per il Glitter …

    Un piccolo passo, però era già in u contesto un po’ diverso

  4. per anni il Glitter e il lavoro di Ferrini sono stati l’avanguardia più autentica del clubbing di Milano, e il parallelo lavoro editoriale – a partire da Caffelatte fino ad Hunter – confermano la qualità della ricerca che ha animato tutte le sue produzioni.

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