Soulfull //// Sebastiano Benegiamo a Quinta Officina

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Ieri, giovedi 7 giugno, a Quinta Officina ha inaugurato  Soulfull, la prima personale dell’artista fiorentino  Sebastiano Benegiamo  a Milano …

Un crepitio di verde. Foglie appese, foglie per terra, paglia, alberi ricreati, tronchi installati, volti, presenze… Sebastiano Benegiamo crea un bosco all’interno dello spazio di Quinta Officina. Un luogo decontestualizzato, in Milano, dove lo spettatore magicamente si sente per un attimo perso, per poi spalancare gli occhi con l’intuizione di essere entrato in un luogo insolito: un bosco di foglie, legno, tronchi d’albero, paglia qua e là e poi davanti … volti. Volti in fila, che ci riportano alla realtà, accompagnandoci nella stanza, come insolite presenze che dalla parete ci spiano e sono spiati.

 Persone, personaggi, anime, umani, spiriti ? Tra uno spiraglio e l’altro ecco un volto, un dettaglio …come nella caverna di Platone vivono presenze legate e inserite in un luogo immaginato e immaginario, cupamente allestito dall’artista. Sebastiano ricrea un micromondo buio all’impatto, ma con spiragli di vita, e di luce.

 Luce tra le foglie ormai seccate dei quattro alberi rigorosi ma sofferenti, e luce dalla finestra. Un binomio contrapposto tra buio e illuminazione, tra assenza e presenza, tra natura e morte.

 Una natura data dal contesto faticosamente elaborato in giorni di duro lavoro dell’artista che, sacco per sacco, foglia per foglia, tronco su tronco, ha portato materiale all’interno dello spazio sofisticatamente grigio di Quinta Officina, come un instancabile presenza al lavoro tra parchi e boschi, per poi riproporne uno come sua rappresentazione, e come abitacolo per quei fantasmi che ci abitano.

 Un buio restituito dalla fitta presenza di foglie, e che si estende fino all’angolo dove i volti sono difficilmente visibili. Una serie di teste, volti di adulti, di donne e bambini, volti inquietanti e impauriti, e altri, pochi, sereni e attenti,  rigorosamente in fila come a giudicare lo spettatore, entrato a disturbare., o semplicemente a osservare queste presenze che, come nella caverna, di realtà ne conoscono una sola: la loro del bosco, quasi un rifugio dal mondo dove di tanto in tanto forse è meglio rintanarsi.

(foto di Giacomo Favilla)

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Questa voce è stata pubblicata il 8 giugno 2012 alle 1:35 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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