Fabio Mauri a Palazzo Reale //// the end // Fabio Mauri at Palazzo Reale //// the end

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Sulla scia delle mostre dedicate agli anni ’70 ora a Palazzo Reale ( il Baj dedicato a Pinelli appensa esposto in sala delle Cariatidi, la mostra Addio anni ’70 a cura di Francesco Bonami …) è da visitare la corposa mostra dedicata a Fabio Mauri, a cura di Francesca Alfano Miglietti.

FAM è una critica d’arte tra le più dotate e sperimentali che abbiamo in Italia: dagli anni ’80 si è dedicata in particolare a un ramo importante del panorama artistico, quello del corpo, delle sue sperimentazioni, dei suoi limiti e potenzialità. La body art, e non solo. Allieva ( e amica) di Lea Vergine (la pioniera in Italia della critica di un certo tipo di arte considerato un po’ borderline), scrittrice, curatrice e docente all’Accademia di Brera. Questo in breve per delineare chi ha creato questa mostra, insieme allo staff del Comune (Diego Sileo del Pac come coordinatore).

Questa squadra è riuscita a dare un quadro chiaro e abbastanza completo (nei limiti di tempo, spazio e libertà che un Museo istituzionale può dare) di una figura poliedrica e vasta come quella di Fabio Mauri. Artista, ma anche teorico, studioso, testimone e sicuramente provocatore …

Un personaggio che ha toccato molti ambiti (il cinema, la pittura, la fotografia, la storia ….costante e tangibile l’orrore e la rabbia per il tema dell’uccisione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale), che ha iniziato collaborando con Pier Paolo Pasolini e ha terminato con la nomina di Grande ufficiale dell’ Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Poche righe superficiali per consigliarvi di andare a vedere questa mostra. Come già detto corposa, perchè fatta di video, documenti, grandi installazioni, fotografie, dipinti, disegni. Forte, soprattutto quando si è ha contatto con gli oggetti (sono riproduzioni) del tema nazismo e la documentazione delle performance, (comunque piuttosto scioccante la riflessione), belli gli oggetti e le installazioni (come le più note pareti costituite da pile di valigie), interessante nella parte creativa del disegno e della pittura, dove Mauri rispecchia con rigore il suo tempo e l’Avanguardia che ha vissuto e che sicuramente un po’ creato …

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“Lo sguardo che richiedono le opere di Fabio Mauri – scrive Francesca Alfano Miglietti in catalogo – è uno sguardo en voyeur (inevitabile controfaccia della pietas). Ci chiedono di osservare dunque. Di identificarci e, nel contempo, di mantenere la distanza. E’ forte il disagio di un’assenza fuori dal luogo. C’è una stretta somiglianza, nella lingua tedesca, tra i verbi vorfuhren (“mostrare”, “proiettare”) e ver-fuhren (“sedurre”): ed hanno in comune fuhren, che vuol dire “guidare”.

Questa voce è stata pubblicata il 22 giugno 2012 alle 4:18 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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