il Quadro che visse due volte //// in uscita il libro Arte e Cinema

“Quando nel 1906/7 Picasso  compone le sue Demoiselles de Avignon, di fatto spezza l’arte e porta la  pittura sulla strada di un’evoluzione e di ricerca che decreta la fine del  figurativo. A oltre un secolo da quello snodo gli artisti hanno dovuto  adeguarsi, ricercare e investire, con risultati diversi, con opere più o meno  importanti, congrue, oppure semplicemente incomprensibili. Seguirono polemiche a  non finire, e continuano…””

Queto ottobre è in uscita, prima online e poi cartaceo, un libro di raccolta di articoli e recensioni che ho iniziato un anno fa su Arte e Cinema, come l’arte influenzi e , ha influenzato il cinema. Molte immagini e diversi racconti, dalla vita di Frida Khalo a quella di Jean Michel Basquait, dall’espressionismo tedesco nel cinema ai Corvi di Van Gogh, da Luchino Visconti a Kubrick, e fino a … Batman.

Chi mi ha seguito in questi mesi l’argomento un po’ l’ha letto qua e la a tratti, per gli altri sarà un racconto totalmente  nuovo e, spero, interessante.

A presto dunque con il Quadro che visse due volte.

Rossella

ps. l’incipit con Picasso è aderente all’ultima settimana, in cui ha inaugurato una bella mostra a Palazzo Reale (su labrouge martedi pubblico la recensione), e ad oggi, giornata on cui lo Spazio Oberdan ha dedicato da mattina a sera a Picasso un omaggio tra documentari e film.

Questa voce è stata pubblicata il 23 settembre 2012 alle 1:14 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

6 pensieri su “il Quadro che visse due volte //// in uscita il libro Arte e Cinema

  1. Piero in ha detto:

    Se un regista cinematografico è attento all’arte del suo tempo, la riproduce. Se è attento alle mode culturali del suo tempo, le riproduce e questa è la sintesi di quel libro. Una novità “scioccante” non c’è che dire.

    • Piero, mi sembra una sintesi un po’ sminuente e senza dubbio “sintetica”. quello che è scioccante è sicuramente il fatto che un mezzo come la pittura, e le arti visive in generale abbiano da sempre influenzato il cinema, il media completo per eccellenza, e che lo faccia anche oggi …
      Di sicuro non si parla di mode. E un regista, almeno un bravo autore, NON riproduce, ma lo rende a modo suo. riproduzione è banale.

  2. Piero in ha detto:

    Il cinema è un medium, non “i media” (ma è sicuramente una distrazione da scrittura rapida e capita a tutti). Se non vogliamo parlare di “mode” parleremo di zeitgeist e delle estetiche dominanti in un determinato periodo: se ne parla, perché non inserirlo in un film? L’unico regista che abbia riflettuto seriamente sulle arti visive al punto da diventare egli stesso artista via Vjing, è Greenaway, il quale riproduce il processo che porta alla formazione di un’opera d’arte, e non “interpreta”, progetta. Per non dimenticarci di tutti i registi sperimentali, anche nostrani, che all’arte hanno aggiunto il movimento da Michael Snow, a Paul Sharits a quel pazzo di Kenneth Anger – per non dimenticarci di Maya Deren. E in Italia almeno Paolo Gioli. Un testo su arte e cinema dovrebbe parlare di questo, non limitarsi ad una indagine comparativa. Per altro già fatta molte volte. Non mi spiega nulla sull’uso artistico del medium cinema, ma solo che al tal regista è piaciuto utilizzare stili e forme prelevati dall’arte. Ne prendo atto, ma mi annoio. Non aggiunge niente di significativo né al lavoro del cineasta né a quello dell’artista. Non ho altro da aggiungere, credo.

  3. Piero in ha detto:

    e invece sì ho qualcosa da aggiungere: ci siamo dimenticati dell’osmosi contraria. Dal cinema all’arte. E non i soggetti, ma le inquadrature: Alex Katz per esempio, Warhol e la Pop Art in generale. I piani sequenza del primo Bill Viola…mah. Come dimenticarsi dei video artisti che molto hanno preso dal cinema sperimentale? Shirin Neshat…o Vezzoli.

    • kippollo in ha detto:

      mi guardo bene dall’intervenire sullo stesso piano (QUESTO mi annoierebbe, e annoierebbe tutti quanti temo), per cui il mio sarà un commento da semplice, quotidiana fruitrice di cinema, e di arte. L’analisi comparativa, sempre che al massimo per pura comodità si voglia ridurre il libro di Rossella a questo, ha il grande vantaggio di ricordarci e di sottolineare un aspetto per me fondamentale del cinema, e dell’arte.
      Guardare un’immagine bella, della quale ci piacciono le luci, i colori, le forme, che ci faccia stare bene, o comunque ci evochi sensazioni legate alla vista. Da quando siamo bambini guardiamo “le figure”, con rinnovato piacere per quanto mi riguarda. Insomma, credo che non ci si debba dimenticare che andare al cinema o a una mostra possa essere anche solo un momento di puro entertainment. Possiamo dirlo senza vergognarcene no?
      E se un libro come questo mi guida attraverso belle immagini, tanto meglio.

  4. Dani Azzola in ha detto:

    Rossella e Kipollo sono mie figlie. Dunque sono parziale, non c’è dubbio. Ma al di là dell’orgoglio scrivo, e qualcosa anch’io conosco, che Michael Snow, Paul Sharits e Paolo Gioli, certo artisti talentosi, fanno parte di un “bosco a parte” (non ho scritto sottobosco) e che Van Gogh, Rembrabdt e Goya ti danno una sferzata estetica e sentimentale che gli altri… si sognano. Ti danno piacere e ti fanno star meglio. I tre “contemporanei-d’avanguardia” hanno un solo pregio: sono conosciuti da pochi. Da quei pochi cultural-aristoctatici che fanno parte, loro sì, del sottobosco.

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