Scusate il disturbo //// 45 artisti in asta a Palazzo Isimbardi

Questa sera dalle 18.00 a Palazzo Isimbardi, il palazzo della Provincia, a Milano parte la serata dedicata all’asta benefica per i ragazzi della comunità di Villa Ratti organizzata dall’associazione il Volo. 45 artisti hanno donato un’opera per questa giornata e per questo ottimo scopo. La battitura di questa sera, con la partecipazione di Giorgio Gherarducci della Gialappas, è il risultato di mesi di lavoro, che hanno fruttato un bel catalogo, visibile anche online (http://www.ilvolo.com/pdf/Scusate_il_disturbo.pdf) con tutte le opere, una bella composizione di lavori.

Polittico 45. “L’inconscio è un elemento molto importante nell’arte moderna e penso che le pulsioni dell’inconscio abbiano grande significato per chi guarda un quadro”. Jackson Pollock

Perché il quadro ?  Il dipinto, la tela, l’installazione, o la fotografia ? Perché è un mezzo, complesso per nascita, realizzazione e certo per la fruizione, attraverso il quale l’espressione trova un significato, o almeno una forma. L’indicazione dell’inconscio, di un malessere, di un pensiero o di un esperienza, sviluppati in una creazione artistica che nasce appunto dall’interno, come un impulso del quale non si può fare a meno.

Ecco 45 lavori di artisti professionisti e 10 dei giovani  di Villa Ratti, che con la pittura sperimentano una creatività ancora allo stato puro, non toccata dall’esperienza e dalla cultura altrui, solo elaborata da una dotazione iniziale. Da lì  nasce  una mostra dal nobile scopo, sostenere attraverso il bello, una possibilità in più per un pensiero sul nostro “io” e quello altrui, attraverso colori, soggetti diversi, paesaggi, volti, macchie, collages, ritratti, e perché no, paure, fobie, ansie, gioie, presente e passato, inconscio e reale visto e vissuto: queste le opere di Argiolas, Barbuto, Bencini, Berra, Bicocchi, Blue&Joy, Cabello, Cariati, Carrara, Casadei, Cascelli, De Carli, Mister Degrì, Fontana, Forese, Gattonero, Giulini, Giura, Grossi, di Maggio, Gavazzi, Halfred, Hasuike, Iliprandi, Jarach, Edith Kia, Led, Martini, Minelli, Pao, Pariani, Parma, Pini, Pinya, Punzina, Ranchetti, Ronchi, Rotondi, Sale, Scialpi, Serra, Tawa, Tealdi,Vanghelis e Zanet.

Un panorama vario e vivo grazie ad artisti diversi per stile e generazione, che restituiscono l’idea del “respiro intorno”, la realtà tangibile, data appunto da un meltin pot di idee diverse. E’ opportuna e indispensabile, a questo punto, una citazione completa degli artisti. Dai timori ancestrali e poi vissuti, colorati e pieni, ma profondamente tormentati  e svuotati di Silvia Argiolas, con le sue donnine mai sole, ai mondi pop, con allegoriche scene e colori rassicuranti di Ester Grossi, con un interno forse famigliare, in silenzio per una seduta, probabilmente spiritica, intorno a un tavolo. Certamente pop le opere di Cristiano Cascelli, un doppio sguardo, dell’uomo e dell’occhio vigile al suo lato, e di Enzo Forese, la Donna tigre, in piedi all’interno di un’ironica composizione scultorea. E poi gli animali. Il cavallo di Gian Marco Giura: pochi tratti in china restituiscono un movimento. Un grosso alce, di Giulio Zanet, di passaggio in un mondo parallelo, costruito su diverse dimensioni e cromie, ancora in cerca di forma, che forse non si troverà mai, diverso dai tre animali di Giancarlo Iliprandi, che vegliano sicuri dal picco di una montagna. Anche il vascello di Sabrina Casadei, nella sua elegante composizione, è in cerca di una dimensione di equilibrio, per ora in bilico verso una discesa, come potrebbe esserlo la nostra mente. Un volto rassicurante, dai bei colori, di Michael Rotondi, Einstein, che tutti riconosciamo, o un ritratto importante, emaciato, mai sorpassato, di Nicoletta Bicocchi. Il colore rosso e l’istinto di Filippo Minelli, quasi per esorcizzare un male sopra un elemento esterno, o, al contrario, un elemento empatico, che fa nascere perché no, un sorriso, firmato da Pao. E poi gli insiemi: la tela collagés di Thomas Berra, piccoli fogli assemblati con un tema, quello felliniano di 8 e Mezzo, in un susseguirsi quasi ossessivo di volti, figure e parole, come l’ensemble di Nicoletta Fontana, che con piccole immagini fotografiche di ricordi, vignette, luoghi e persone, ricostruisce  gli Stati Uniti d’America, o ancora nel lavoro di Annarita Serra, minuziosamente realizzato con piccoli oggetti in plastica, di recupero. E poi la mongolfiera di Enrico Tealdi, pronta a librarsi in uno spazio, come la figura di Marco Pariani, sviluppata in verticale in cerca di una liberazione fisica, che tenta di uscire dalla tela, o emotiva, come dalle macchie di Edith Kia, gocce materiche che, con fantasia, ci ripropongono sempre forme e figure diverse. Materia tangibile come nel lavoro di Samantha Punzina, o materia che esplode dal supporto, come il matto in camice bianco che guarda beffardo, nella sua impotenza, perché ha mani legate e il sorriso cucito. Ma che nonostante tutto impone la sfida, proprio come il suo creatore, lo spagnolo Albert Pinya, che insieme ad Ana Cabello, con i tratti raffinati e leggeri di un volto in profilo, sono i due artisti internazionali scelti accanto agli altri. E ancora l’urlo del grande volto di Luca di Maggio, il Mister che lavora per le strade, facendosi sentire: una giusta richiesta di attenzione data dall’atteggiamento meno rabbioso, ma più drammatico dell’omino triste di Halfred, contornato di colore, ma profondamente solo. Il colore si fa cupo nell’opera di Linda Carrara: un piccolo ritratto dell’artista appoggiata, inclinata verso dei chiodi. E ancora fotografia con Federico Jarach, con la sua composizione per l’ora de tè, o Patrizia Emma Scialpi, che la utilizza come supporto per disegni, tratti istintivi, riflessioni poetiche sopra un passato. Istintivo è il lavoro di Luca De Gradi, in arte Mister Degrì, che, questa volta in bianco e nero, delinea storie, maschere e scritte, in un mondo “senza vinti”. Universi figurativi s’incontrano con quelli astratti: dallo scontro leggero tra nero e rosso di un’elegante X firmata da Rae Martini, ai tratti materici e più istintivi di un Gattonero, come forti tagli su una tela. E ancora la macchia studiata, carica di espressione di Tawa, e i toni cupi, graffiati sulla tela di Vittoria Vanghelis. Nessuna figura per Raffaele Barbuto, con una superficie grezza e poetica insieme, con inserti colorati e impressi nel giallo. E l’Inverno di Pierluca Bencini, un paesaggio grigio, ma luminoso, quasi sereno, grazie forse a quella luna fredda che veglia dall’alto. Espressiva è la donnina di Shanti Ranchetti, dalla scritta Surprise, perché, contornata da piccole mongolfiere e dallo sguardo stupito, propone qualcosa che non si conosce, è un sorpresa, appunto. Forse una via di fuga, come i mondi perfettamente elaborati, surreali e complessi di Stefano Ronchi, o il volto colorato, in parte coperto, di Riccardo Gavazzi, che dalla natura animale questa volta sceglie l’umano, dallo sguardo triste e dalla bocca socchiusa, in cerca di definizione, come il corpo che cede, con naturalezza, di Giuliano Sale, dallo sfondo nero, per sottolineare la fragilità del corpo nudo, lasciato solo. Sempre nuda, ma certamente non sola, la Mummy di Led, colorata e d’impatto mentre allatta un bambino. Anche Andrea Parma propone corpi nudi, questa volta di acquerelli leggeri, come leggero il tratto di Gian Pietro Pini, in una composizione di fiori che via via si disfano. E ancora un volto è quello di Maurizio Cariati, dallo sguardo verso l’alto, ma rassicurato da un titolo speranzoso, come rassicurante la fisiognomica di Franci, contornata da pennellate evanescenti di Marika Hasuike. Pennellate gestuali e colore sono fondamentali nell’opera viva di Alberto Maria Giulini, coi suoi blu, porpora e verdi, colori che si ritrovano in Mauro De Carli, con un’elaborazione solida, sicura, data dall’uso dell’incisione, a fissare quell’istinto difficile da controllare, con aggiunte di scritte, come a spiegarci un momento. Il momento è sviluppato anche da Blue&Joy, in un mondo caleidoscopico di colori.

Espressioni diverse di artisti che per vita, nascita, istinto, pensiero, si portano dietro un fardello visibile, che li accomuna ad altri fardelli, come un “comune denominatore” appunto. Il punto, il sortilegio è: come esternarli, come liberarsene imponendoli? Perché in qualche modo bisogna “buttarli fuori”.

Grazie a Paolo Colonna, Caterina Gullo, Federica Ghizzoni, Valeria Monti, Thomas Berra (per l’allestimento) e TUTTI i ragazzi …

L’allestimento a Palazzo ….

Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2012 alle 7:14 am ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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