Viaggio a Mumbai //// il vivido ricordo indiano di Michael Rotondi

IMG_7951Prima della pausa natalizia ho chiesto a Michael Rotondi di raccontarmi della sua esperienza in India. Esperienza nata grazie al Premio arte Laguna curato da Igor Zanti, in cui il pittore livornese non solo ha esposto all’arsenale di Venezia, ma ha anche avuto la possibilità di andare un mese intero in India, per vivere, assorbire e lavorare. E così Michael ha fatto, ha vissuto in pieno ogni esperienza, persona, colore, le ha assorbite e poi si è messo a lavorare, e il risultato, una volta tornato a casa, è tangibile. I lavori di Rotondi hanno acquisito un elemento che prima si vedeva a tratti, il colore, e una forza diversa da quella di prima.

Ma veniamo all’avventura indiana. Il 14 settembre Michael è arrivato a Mumbai (ex Bombay), la capitale economica del Paese, una città enorme crocevia di diverse culture, dove oggi vivono in tanti e di nazionalità diverse, canadesi, inglesi, pakistani …
Michael aveva la sua casa, un suo studio, una persona che lo accompagnava in macchina ovunque volesse andare, e una persona che lo assisteva sempre, perché li, in India, l’artista è visto come una persona speciale, una persona che esula dalle vecchie caste, che sta al di sopra degli altri, per sensibilità e mestiere. E già qui inizio a capire, dalle parole di Michael, che l’India si è un Paese dalle grandi differenze, dai grandi paradossi, del tipo “tutto o niente”, il luogo del poverissimo e del ricchissimo, della grande metropoli caotica e inquinata, o quella legata alle grandi tradizioni popolari, però sono avanti in tante cose: umanità, rispetto e amore per la vita.

Michael, che di origini ne ha diverse – è livornese per crescita, barese di nascita, un po’ inglese di cultura e sangue grazie a sua mamma, e ormai anche milanese – a Mumbai si sentiva un po’ viaggiatore, turista, ma anche un po’ a casa. Esattamente come in tutti gli altri posti. Dunque a piedi, è così che preferiva vivere la città, aveva, già in pochi giorni, captato quali fossero le cose per lui da vedere, da visitare. Ecco che inizia una serie di racconti per immagini: gli 8 km di strada delle baracche per andare da casa, che era sul mare a Marine drive (che a lui ricordava Bari, la città che ogni tanto trovava qua e la, anche in elementi metroplitani, come le vecchie e rumorose macchine, o logori grattacieli) allo studio; i bambini che lo fermavano; la signora anziana che ogni mattina gli chiedeva un aiuto, sempre col sorriso; il signore che lo fermò per chiedergli di dov’era e cosa faceva, e, dopo aver scoperto che Michael faceva il pittore, lo chiamava Big man, per la sua presenza, la barba e il sorriso, ma anche il mestiere speciale che faceva.

Grazie alle persone spiate, fotografate e incontrate, Michael ha osservato e riportato a modo suo, tramite i nuovi lavori e i racconti, quella parte di India delle contraddizioni, del caos e dell’ordine, della ricchezza e della povertà, insomma quel lato spirituale che gli indiani intrecciano a quello più commerciale. Dalle grandi, iper colorate e sfarzose feste dedicate ai loro dei, tra cui il più in auge in quel periodo era Ganesh (il dio con la testa di elefante), fino appunto alle strade fangose, sporche, con le loro case/baracche apparentemente senza speranza e vita, ma che all’interno invece nascondevano una grande forza e amore.

“Ho azzerato valori e pensieri. Le persone che ho incontrato vivono serenamente, godono delle poche, pochissime cose che hanno. Ho pianto tanto. Ma poi tornavo a casa e avevo capito qualcosa in più ogni volta”.

L’ultima settimana Michael l’ha passata portando in giro un’altra artista, una fotografa, Dina Goldstein, che era partita, mi racconta Rotondi, con l’idea di fotografare il mondo di Bollywood e si è ritrovata invece a scegliere le catapecchie che l’artista italiano la portava a vedere. E da questa esperienza degli ultimi giorni Michael ha delle bellissime immagini, anche fotografiche, tra cui la lavanderia gigante di Mumbai: un villaggio con case annesse, caotico e colorato.

Il rientro a Milano. Chiedo a Michael se è stato scioccante, e lui mi spiazza rispondendomi che è stato come partire per l’India, un’altra esperienza positiva, perché ora aveva i ricordi e le immagini da raccontare, e una vita umana e lavorativa con elementi in più. Michael è una delle persone più romantiche che conosca, quel romantico goethiano, che se si soffre è solo per amore, perché tutte le esperienze vanno vissute, e sono tutte positive, perché ti arricchiscono …uno spirito un po’ …indiano.

Oltre alla poesia è rilevante il lato lavorativo. Grazie alla residenza l’opera di Rotondi è stata proposta a 15 gallerie diverse, perchè ci sarà una mostra riassuntiva, nell’ottobre 2013. Il luogo prescelto potrebbe essere la Sakshy gallery …. perchè anche in questo l’India è avanti.

Sono passati due mesi, ma … bentornato Michael.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 dicembre 2012 alle 6:28 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

2 pensieri su “Viaggio a Mumbai //// il vivido ricordo indiano di Michael Rotondi

  1. Azzola Daniela in ha detto:

    E’ un modo di vedere l’India diverso dal solito con un occhio che è sicuramente quello di un artista attento, non il solito ricercatore di spiegazioni e misticismi che pure ci sono profondissime ma si possono cogliere attraverso spiragli alternativi.
    E poi lui sembra proprio un indiano!
    MD

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