On the ROAD //// da KEROUAC a GINSBERG, passando per SORRENTINO

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Il road movie non passa mai. La scorsa settimana è uscito il dvd, edito da Warner Bros, di On the Road, tratto dal romanzo (al liceo ti dicevano che era di formazione, insieme ai “classici” italiani come Pavese Calvino a Vittorini …) di Kerouac. Lo scrittore prediligeva il viaggio, la scoperta del nuovo attraverso oggetti e pratiche dettate dal puro istinto. E attraverso rapporti sempre, all’estremo, istintivi. Era un modo per scoprire il mondo e l’umanità. Umanità varia che infatti si ritrova tangibile nel film, partendo dal protagonista stesso. Nell’ultimo mese mi è capitato di imbattermi più volte nel “road movie” che, ripeto, qualche eco, qualche segnale e qualche eredità le rimanda sempre. Mi rifaccio, per esempio, al “nostro” Paolo Sorrentino in This must be the place: opera che esula per narrazione dalle sue corde, non certo per estetica, sempre rigorosa e appropriata. Anche il regista napoletano ha scelto la strada e l’America. Ma dal film con Sean Penn è già passato del tempo.

Recentemente, sono stata chiamata a far parte della giuria di un Festival del cinema giunto alla quinta edizione: I’ve seen films. International film festival ideato da Rutger Hauer e in questi giorni presentato in vari sedi di Milano. I film da visionare, già precedentemente scremati, erano circa 200 tra cortometraggi e lungometraggi, e, tra film buoni e medio buoni, film di animazione e film impegnati, il road ogni tanto tornava. The strange ones di Lauren Wolkstein e Christopher Radcliff  è una breve storia “on the road” narrata in maniera pulita e misteriosa che racconta il viaggio, anzi, la fuga, di un giovane padre con suo figlio, in cerca di qualcosa che non sapremo, o appunto, in fuga da qualcosa. Dunque gli incontri, la strada, il paesaggio, i boschi, le brevi conversazioni tra due persone che cercano di ri-costruire un rapporto perduto, senza conoscerne il motivo. Ecco il road movie americano, velato di mistero. Meno misterioso il mini racconto di strada di un giorno firmato da Francesca Comencini, presente al passato Festival di Venezia, quando era nelle sale con On the road. Un giorno speciale racconta una giornata particolare, da mattina a sera, di una ragazza di borgata romana, Gina, che deve recarsi a un incontro con un onorevole per una raccomandazione come attrice/soubrette nel mondo televisivo. L’appuntamento viene rimandato di continuo e Gina è costretta, alla fine con piacere, a passare la giornata in macchina in giro per Roma con un nuovo amico, Marco, autista al suo primo giorno di lavoro. Un road movie romano in una giornata. Certo il film della Comencini non presenta la mitologia dei “padri fondatori”, alla Kerouac o la globalità della vicenda del cantante interpretato da Sean Penn. E’ un road italiano, magari provinciale, come ha detto Michael Mann, presidente della giuria di Venezia che… non ha dato il Leone agli italiani.

Kerouac non può non richiamare il suo omologo Ginsberg, altro maledetto del “road”. E’ una faccia della stessa medaglia. Due anni fa Epstein e Friedman, hanno diretto “L’urlo”, il film su Ginsberg che riprende nel titolo la sua più importante composizione. Una sorta di testamento di quella generazione. Ginsberg era corrosivo col suo Paese. Amava e raccontava i diseredati, i tossici, gli emarginati, i diversi, li raccontava con arroganza e violenza. Il suo è un urlo autentico di rabbia, un’esplosione che arriva dal cuore e che non fa prigionieri “Io sono questo, se mi vuoi capire mi capisci”. Ma non tutto è comprensibile. E molti non compresero e il poeta venne processato per la violenza e la pericolosità dei suoi versi. Nell’arringa finale il suo difensore disse: “L’America è un paese liberale, un riferimento del mondo, aperto a tutte le intelligenze. Non ci devono essere limiti, non ci deve essere censura. Il poeta si è valso del proprio linguaggio, che è pertinente ai contenuti che ha voluto esprimere”.

“Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nudem isteriche
trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura e ascoltando il Terrore attraverso il muro
Ho visto le migliori menti della mia generazione che mangiavano fuoco in hotel ridipintio bevevano trementina in Paradise Alley, morte, o si purgatoriavano il torace
notte dopo notte con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine, che vagavan su e giù a mezzanotte per depositi ferroviari cheidendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che trombavano in limousine col cinese di Oklahoma su impulso invernale mezzonotturno illampionata pioggia di provincia,
che ciondolavano affamate e sole per Houston cercando jazz o sesso o zuppa,
e seguivan quel brillante spagnolo per coversar d’America e d’Eternità, tempo sprecato, e poi via per nave in Africa”

On the road da Kerouac a Ginsberg, passando per Sorrentino Jack Kerouac ritratto rossella farinotti labrouge

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On-the-Road Kerouac-al-cinema da Kerouac a Allen Ginsberg  rossella farinotti labrouge

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This must be the place Paolo Sorrentino con Sean Penn On the road da Kerouac a Ginsberg, passando per Sorrentino  rossella farinotti labrouge

Sorrentino gira this must be the place On the road da Kerouac a Ginsberg, passando per Sorrentino  rossella farinotti labrouge

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the HOwl l'Urlo di Ginsberg On the road da Kerouac a Ginsberg, passando per Sorrentino  rossella farinotti labrouge

L'Urlo di Ginsberg On the road da Kerouac a Ginsberg, passando per Sorrentino Allen Ginsberg ritratto rossella farinotti labrouge

 


Questa voce è stata pubblicata il 4 marzo 2013 alle 11:09 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Un pensiero su “On the ROAD //// da KEROUAC a GINSBERG, passando per SORRENTINO

  1. Azzola Daniela in ha detto:

    Effettivamente è un film che lascia segni profondi, specialmente a quelli della mia generazione che ha vissuto e respirato l’aria di libertàò nuova di quel periodo( poi come sempre ci sono gli eccessi) che qui sono rappresentati molto bene supportati dalle parole bellissime che lui sapeva usare.
    Peccato che ora questi” eccessi “sembra siano diventati una regola di vita per tantissimi giovani e non, non è così che funziona, bisogna saper scegliere secondo i momenti e le situazioni che la vita ti porge.
    Bel pezzo complimenti, come al solito fa pensare come vedi
    MD

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