AI WEI WEI /// la Cina e i diritti umani

Ai Wei Wei never sorry l'artista sovversivo cinese labrouge

“Viva la libertà. E difendiamo la nostra cultura e il nostro Paese”. E’ questo lo spirito sovversivo, quasi rivoluzionario di un autore- artista come il cinese Ai Wei Wei.

Il ruolo dell’artista e dell’intellettuale nell’arte figurativa, nel cinema, nei media che rispecchiano ambiti culturali definiti, è sempre stato quello del portavoce  di un malessere comune. Una continua, magari pericolosa opposizione alla cultura del suo Paese, in difesa dei diritti inalienabili dell’essere umano, la libertà di espressione e di tutto: sono le indicazioni di quello che è forse il “nome” più internazionale della comunicazione e dell’arte della Cina.

Il cinema ha rilanciato un segnale decisivo del percorso di Wei Wei, attraverso un documentario che racconta, in chiave completa, il suo impegno artistico e umano, sociale e politico, e accorpa tutte le discipline che l’artista ha toccato. Il titolo del filmato è Never Sorry (mai dispiaciuto), per la regia di Alison Klayman. Il riconoscimento è arrivato, ed è importante: Premio Speciale al Sundance Festival nel 2012. Il critico Emanuele Sacchi definisce Ai Wei Wei “Simbolo del dissenso nei confronti del governo cinese, tanto da ricordare – persino nel look – l’epitome del dissenso anti-sovietico Solzenicyn” … dunque quale soggetto poteva risultare più accattivante?

Nato a Pechino nel 1957, Ai Wei Wei muove il primo passo proprio nel cinema, passione primaria dell’artista cinese, che si diploma all’Accademia del cinema di Pechino. Da qui parte la fase pittorica di Ai e, dopo aver creato il gruppo Stars (stelle) nel 1988 si trasferisce nella città dominante di quel mondo, che ha accolto molti artisti della sua generazione (come l’italiano Maurizio Cattelan): New York.

Ma Pechino ( e la Cina) rimarranno sempre il suo tema principale, tra amore e odio nei confronti delle autorità che a tutto si oppongono. Le opere più importanti di Ai Wei Wei hanno infatti un’ evidente impronta di tradizione popolare e di folklore:  dall’installazione Semi di girasole, dove l’artista fece realizzare da tutti gli abitanti di un piccolo paese cento milioni di semi di girasole in porcellana (l’opera è stata portata alla Tate di Londra) realizzati a mano: la porcellana è il materiale simbolo dei manufatti orientali e il seme di girasole lo è della rinascita.

Nella chiave della sua dissidenza e provocazione non si può non citare la creazione , nel 2006, di un blog per difendere la libertà di pensiero e di diffusione di idee, per sorpassare il cinema, che deve vedersela con una censura pesante. L’uso del blog, di twitter, e dunque di frasi di forte impatto – è nota quella in cui Ai esprime un forte disappunto: “Fuck. Motherland” (Fanculo. Madreterra) – o ancora, ripresa poi nel film della Klayman “I’m an artist who is always looking for what is possible” (sono un artista sempre alla ricerca di ciò che è possibile) – attirano l’attenzione delle autorità fino a censurarlo sulla rete nel 2009 e poi arrestarlo dal 2 aprile al 22 giugno del 2011. 81 giorni ai domiciliari. Never sorry, è arrivato in Italia quest’anno, ed è stato proiettato a Roma e a Milano. Racconta la figura di Ai attraverso metafore:  gatti che aprono porte, dialettica violenta con la madre che è semplicemente … la Cina.
Free Ai Wei Wei (liberate Ai Wei Wei) era la frase d’apertura di Art Basel 2011. La scritta era ripetuta sui cataloghi, sulle borsine gadget in regalo, nei comunicati stampa, all’interno dei padiglioni. Free Ai Wei Wei è stato il simbolo di rivolta di una nicchia, quella dell’arte contemporanea, colta, sofisticata e preparata, nei confronti di un uomo che da sempre si batte per i diritti, di tutti, a modo suo.

Oggi Ai Wei Wei vive in regime di libertà a raggio ridotto e sotto tutela, e la sua storia si sta diffondendo  grazie proprio al cinema. Never sorry ha partecipato, sempre con successo, ai più importanti Premi: al Nantucket Film Festival di Berlino, al Golden Satellite Awards, al du-Pont Columbia Award.

E la prossima settimana un altro passo fondamentale, questa volta nel suo paese. Art Basel si trasferisce, per il primo anno nella storia, proprio in Cina, a Hong Kong (che non è proprio Pechino). Questo è un dato indicativo e importante per l’arte, per il suo mercato, ma anche per un’apertura da parte di una cultura che si è sempre dimostrata storicamente rigida e immobile, o peggio. (da Mymovies.it | 15/5/2013 rossella farinotti).

Ai Wei Wei never sorry l'artista  cinese Free ai wei wei  labrouge

Ai Wei Wei never sorry l'artista sovversivo cinese e i semi di girasole labrouge

Ai Wei Wei never sorry l'artista sovversivo cinese dropping-a-han-dynasty labrouge

Ai Wei Wei never sorry l'artista  cinese 2009  labrouge

Ai Wei Wei never sorry l'artista  cinese labrouge

Ai Wei Wei never sorry l'artista sovversivo cinese Art Basel 2011labrouge

Exif_JPEG_PICTURE

Questa voce è stata pubblicata il 15 maggio 2013 alle 10:40 pm ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

Un pensiero su “AI WEI WEI /// la Cina e i diritti umani

  1. Grazie per il vostro articolo, mi sembra molto utile, provero’ senzaltro a sperimentare quanto avete indicato c’e’ solo una cosa di cui vorrei parlare piu’ approfonditamente, ho scritto una mail al vostro indirizzo al riguardo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: