Kevin COSTNER //// dal THRILLER allo SPOT pubblicitario

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di Pino Farinotti  / Kevin Costner è doppiamente protagonista, in questi giorni, in Italia. E’ in distribuzione, nelle sale, Three Days To kill, e nelle case lo spot sui prodotti –tonno, salmone, e altro- Rio Mare. Costner è un divo amico. Significa che tutti lo abbiamo adottato, da molti anni: fa parte della cosiddetta identificazione, un meccanismo importante e delicato che noi concediamo a chi ci sembra affidabile e garante, a un amico, appunto, che sa rappresentare l’eroe che non siamo e che vorremmo essere. Ancora aitante e bello, umano e dolce, con quegli occhi azzurri rassicuranti. L’anno prossimo Kevin compirà sessant’anni, ma regge ancora come modello d’azione e come amoroso e anche come padre: tutto questo emerge appunto in Three Days To kill dove Ethan è un agente della CIA che deve salvare il mondo recuperando un ordigno nucleare. Il nome importante del film è quello del produttore Luc Besson, uno che conosce il mestiere dell’azione, magari estrema, con una parte di paradosso, ma perfettamente allineata al gusto del nostro tempo e al target che conta, quello giovane. Ethan-Costner si muove fra i giovani. Presenta tutte le sue rughe, non nasconde niente, ma è sempre Kevin, seppure consapevole della sua stagione. Vedendolo pensi anche alla sua storia, all’inizio strepitoso con Oscar –Balla coi lupi- all’eroe Ness degli “Intoccabili” che sconfisse Capone, al procuratore Garrison, di JFK, che si mise contro il sistema americano per far luce sull’assassinio di Kennedy. E poi pensi agli errori e ai tonfi successivi, che sono molti. E adesso eccolo qui, in Italia, e non per un film. La pubblicità italiana, storicamente, è stata una irresistibile sirena per i divi. Grandi, grandissimi, assoluti. Verso la fine degli anni ottanta il creativo Gavino Sanna assunse Paul Newman, nientemeno, per fargli promuovere la Barilla. Poi fece vendere il prosciutto a Sophia Loren. Nel 2000 toccò a sua maestà Marlon Brando cedere la propria immagine, e che immagine, a uno spot della Telecom. Un vero piccolo capolavoro quel filmato, con Brando in piedi su una roccia, con quel suo corpo immenso e quella faccia che era a sua volta una roccia con tutto ciò che rappresentava, in assoluto, e con la cinecamera che gli girava intorno. Poi è stata la volta di… tutti. Da Robert De Niro a Dustin Hoffman, a Brad Pitt, a Leonardo di Caprio, Harrison Ford. E come non ricordare l’assiduo, ormai “italiano” George Clooney. E altri che sarebbe lungo elencare. E parlo di prodotti italiani. Ancora in questi giorni è il Crodino che ci propone l’irresistibile Owen Wilson in uno spot divertente e dinamico. Il “Crodino” ha puntato sull’azione frenetica, ancora giovanile, di un quarantenne, il marchio del mare ha giocato sull’immagine, tranquilla e statica di un uomo maturo ma dall’appeal sicuro e consolidato. Kevin abita in un faro di un borgo della costiera amalfitana. Uno scenario favoloso, una vita italiana secondo un modello che ci viene attribuito dovunque, che purtroppo è ormai molto difficile da scovare. Roba da anni cinquanta. Roba da gente serena, magari felice. Una favola che quasi non esiste –ed è questa l’efficacia della finzione – così come non esiste quel faro che il regista ha creato al computer e che ha fatto irritare le autorità autoctone. Il concetto è: siamo talmente belli così che è inutile, anzi è negativo, quasi offensivo ricorrere a trucchi o corpi estranei che vanno a inquinare qualcosa che è già perfetto. Il marchio ha comunque costruito un prodotto, un promo perfetto, e non poteva mancare la voce di Michele Gammino, il doppiatore storico di Costner. Qualcuno dice: “Kevin Costner che fa quella pubblicità, che tristezza.” Ma non è così, niente di triste. Certo, c’era un tempo in cui i divi hollywoodiani al tramonto venivano da noi per lavorare nei “pepla”, oppure negli spaghetti western o nei polizieschi nostrani. Prestare se stessi a un prodotto, in questa epoca non è riduttivo, non è umiliante, fa parte di un gioco ricco e importante. Perché il divo non solo ti seduce, ma ti fa anche spendere. Del resto quasi tutti i nomi fatti non appartengono a personaggi in declino. E Costner, ribadisco, porta qualcosa di gradevole, poco importa la vendita. Stai davanti al piccolo schermo, nella “Gabbia” di Gianluigi Paragone vedi ministri che urlano e si insultano, o magari incappi in Piero Pelù che dice la sua sulla politica, oppure resisti ai primi servizi di tutti i tg, roba di Mose e di Expo. Dico: ben venga l’interruzione di Costner seduto a tavola con belle donne sotto il sole amalfitano.

3 Days to Kill, Kevin Costner

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Questa voce è stata pubblicata il 12 giugno 2014 alle 8:09 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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