Due passi per la VALLE CAMONICA. I TAPPA //// APERTO. ART ON THE BORDER, l’INTERAZIONE TRA la VALLE e l’ARTE CONTEMPORANEA

Eugenia Vanni, Tableau vivant

Eugenia Vanni, Tableau vivant

Il fare artistico vive nel contesto in cui è sviluppato, in cui è stato pensato. Per questo l’artista, da più di un secolo, o forse da sempre – si pensa a Duchamp come decontestualizzazione dell’opera d’arte, ma possiamo andare ben più indietro negli anni come testimonia la Valle Camonica con i suoi disegni rupestri dell’era del ferro – ha iniziato a lavorare immaginando contesti diversi. E il valore non muta. L’opera d’arte rimane tale, anzi, assume un valore aggiunto perché pensata appositamente per un determinato ambiente che solitamente non gli è consono. O, almeno, non lo era.

L’opera vive nell’ambiente per cui è stata pensata. La Valle Camonica è un luogo italiano dove le tracce sono elementi importanti: qui sopravvivono quelle di uomini antichi, appositamente lasciate come testimonianza per indicare che qualcosa c’era. E da qualche anno il Distretto Culturale di Valle Camonica ha deciso di incrementarle queste tracce, e di non relazionarsi più solamente con un passato, ma con qualcosa che viviamo quotidianamente: il contemporaneo rielaborato attraverso artisti che qui assorbono, creano e sviluppano qualcosa che interagisce con l’ambiente e la sua natura, e che rimane.

E così That’s Valley – l’applicazione nata con la collaborazione tra il Distretto e il sito web That’s Contemporary – ci ha indicato un percorso, che, con un gruppo incuriosito di blogger e critici d’arte, abbiamo letteralmente sondato. Zaino in spalla, natura intorno, abbiamo visitato luoghi diversi e incontrato operatori culturali che ci hanno raccontato i loro elaborati progetti.

La prima tappa è stata presso il Musil di Cedegolo, il Museo dedicato all’energia idroelettrica – risorsa fondamentale per la Valle e sulla quale il comitato scientifico ha fatto riflettere gli artisti invitati in residenza – dove Giorgio Azzoni, il responsabile dei progetti artistici della Valle, ci ha raccontato le dinamiche di Aperto, la residenza per artisti iniziata nel 2011 in cui il comitato artistico, all’inizio ad invito da parte di un tutor – solitamente un artista, come Andrea Caretto e Raffaella Spagna (2011), Claudia Losi (2012), Ettore Favini e Stefano Boccalini (2013), Alessandro Nassiri Tabibzadeh (nel 2014) – e da quest’anno tramite bando di concorso, invita artisti italiani ben noti nel sistema contemporaneo a interagire con le dinamiche dell’ambiente e con il contesto in cui il Museo ha sede, per poi elaborare raffinati progetti in situ. Gli artisti “interpretano il tema e i luoghi in modo poetico, proponendo riflessioni in grado di stimolare comportamenti sociali etici e responsabili”. Quest’anno il nucleo riflessivo partiva dal tema dell’acqua, personalmente ri-elaborato da Luigi Coppola, Riccardo Giacconi con Carolina Valencia Caicedo, Angelo Sarleti e Stefano Boccalini, che riprende un progetto del 2013, PubblicaPrivata, che andò distrutto presso Fabrezza (Saviore dell’Adamello) per una frana nel territorio. L’opera pubblica di Boccalini verrà re-inaugurata questa domenica 2 agosto nei pressi di Temù, proprio sul fiume Oglio: l’artista ha realizzato per la seconda volta due grandi scritte composte da singole giganti lettere che compongono le parole “pubblica” e “privata”. Le lettere della prima sono realizzate in acciaio, materiale destinato a deteriorarsi col tempo. Le lettere di “privata” sono invece in ferro. Per durare nel tempo. Un’opera dalla forte rilevanza sociale contestualizzata in un luogo di vitale importanza per la Valle, il fiume Oglio, appunto, grande corso d’acqua e di vita.

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La settimana passata hanno invece inaugurato le altre opere di Aperto 2015: Luigi Coppola con Orto Comune, ben visibile attraverso i sassi camuni portati sulle rive dell’Oglio a indicare un percorso dedicato al patrimonio di biodiversità del territorio camuno; il radiodocumentario Vaso Re, realizzato da Riccardo Giacconi con Carolina Valencia Caicedo: un peculiare ritratto sonoro del piccolo paese di Bienno. I due artisti hanno infatti registrato suoni e rumori del paese per ricrearne un percorso storico che ne delinea i cambiamenti negli anni. Un altro lavoro site specific, ora visibile all’interno del Musil, è quello elaborato da Angelo Sarleti dal titolo In/Out: due installazioni, una esterna ed una interna al Museo, in cui due videoproiezioni sulle pareti ai due lati estremi dello spazio dialogano con le finestre sulla facciata visibile su strada. Il tema ha uno scopo didattico poiché illustra, attraverso una time line, i dati della produzione di energia idroelettrica dal 1900 al 1962, elaborati dall’artista dopo un accurato studio del territorio e grazie all’aiuto di esperti come Cinzia Arzu e Mimmo Franzinelli e della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia.

Un dato interessante di Aperto è la collaborazione con realtà presenti e vive nel territorio. Anche gli artisti invitati nelle residenze passate – come Loredana di Lillo con i suoi poetici e fanta-letterari diari per la Valle, Eugenia Vanni che ha lavorato con lo chef Roberto Sbardellini toccando la tematica arte/cibo, o ancora Simona Di Meo cha ha lavorato indagando il ghiacciaio come forma di archiviazione dell’acqua – hanno collaborato con studiosi, ricercatori e artigiani della zona.

Dunque l’arte come elaborazione di tracce – permanenti o temporanee – all’interno del territorio e come rivalutazione poetica delle peculiarità dell’ambiente, ma anche processo di scambio relazionale tra attori di diversi sistemi e ambienti.

Simona Di Meo, Some kinds of archive

Simona Di Meo, Some kinds of archive

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Angelo Sarleti, In/Out (In)

Angelo Sarleti, In/Out (In)

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Angelo Sarleti, In/Out (Out)

Angelo Sarleti, In/Out (Out)

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Loredana Di Lillo, Quaderni / Out of you

L’opera della Vanni, che ha lasciato poetici segni pittorici quasi primitivi visibili tra Ceto e Capo di Ponte, e le installazioni scultoree di Franca Ghitti nella piazzetta principale, ci hanno fatto avvicinare a un luogo prezioso sia per il patrimonio culturale, sia per quel mood denso di storia e sacralità: l’antica Chiesetta delle Sante dove è tutelato con cura il Masso delle Sante, sul quale sono impresse delle tracce ben visibili di mani. La leggenda, raccontata con cuore ed entusiasmo da Ilaria Zonta dell’Associazione Pro Loco di Capo di Ponte, lascia credere che le impronte delle mani siano delle Sante Faustina e Liberata nel tentativo di fermare il masso durante una frana che distrusse la chiesa nel 1290. Su questo racconto e per questo luogo al di fuori del tempo, Carlo Spiga, artista in residenza ad Aperto nel 2014, ha realizzato un opera ad hoc, tutt’ora custodita all’interno del santuario. La Spungade de corna, una spongada – dolce tipico della valle, con un’impronta di mano racchiusa dentro a un “porta spongada” in ceramica, dai colori e ornamenti tipici della Sardenga, il luogo d’origine di Spiga.

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Franca Ghitti

Franca Ghitti

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Carlo Spiga, Spungade de corna

Spungada de corna - Foto Alessandro Nassiri (4)

Questa voce è stata pubblicata il 29 luglio 2015 alle 11:34 am. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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