CASE SPARSE. Tra l’ETERE e la TERRA //// III TAPPA in Valle CAMONICA. la RESIDENZA per artisti tra i MONTI oggi a BERLINO

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Sapere che a un’ora e mezza da Milano ci cono realtà culturali vivide e ben curate in mezzo al verde è un grande sfogo – soprattutto in questo momento dove tutto riprende vorticosamente – e sicuramente una salvezza spirituale. Ho parlato della Valle Camonica, delle sue potenzialità meravigliosamente sfruttate da realtà culturali che lavorano sul paesaggio attraverso l’interazione di artisti internazionali ed italiani che vengono invitati in ambiti diversi. Abbiamo parlato di Aperto. Art on the border (https://labrouge.com/2015/07/29/due-passi-per-la-valle-camonica-aperto-art-on-the-border-linterazione-tra-la-valle-e-larte-contemporanea/) e del monumentale intervento di Ozmo (https://labrouge.com/2015/08/05/la-valle-camonica-ozmo-secondo-step/) inaugurato ad agosto.

E’ ora il turno di un’altra calda realtà che ci ha fatto scoprire that’s contemporary grazie a l’applicazione that’s valley.

Ancora con lo zaino in spalla, arriviamo a Malonno, dove, in cima a una valle,  ci si palesa davanti agli occhi una situazione piacevole, intima: come in un film di Ozpetek, un gruppo di ragazze si adoperava a portare cibarie su per una scala, altre stendevano una tovaglia, altre meravigliose signore erano in cucina. Ci aspettavano tutti per pranzo: una tavola imbandita di cibi e sorrisi. Artisti, curatori, amici, passanti … ci siamo seduti e abbiamo iniziato a chiacchierare.

E ho scoperto Case Sparse. Tra l’Etere e la Terra. Francesca Damiano mi racconta la storia di questa casa particolare, bellissima: in legno e pietra, costruita proprio in mezzo alla valle, è la casa di sua madre – anche lei attiva nei preparativi e calorosa ospite – che, nel 2012, hanno deciso di tramutare in un grande nido creativo dove accogliere artisti internazionali e italiani in residenza e curatori per poi, ispirati dal luogo, dalla relazioni e scambi avuti nella casa con i diversi ospiti – ogni anno è invitato un curatore che realizza un progetto ad hoc – realizzare un’opera nel territorio. Francesca, dal sorriso speciale, ci fa fare un giro per la casa: le stanze, tutte in legno, che si articolano come la casetta dei sette nani di Biancaneve, tra un piano e l’atro, una scala, un vano, una camera colma di oggetti recuperati, altri creati. Un luogo prezioso e pacifico. E poi conosco l’altra fautrice di Case Sparse, Monica Carrera, che con dolcezza e passione prosegue il racconto di Francesca.

Entrambe amiche ed entrambe artiste visive, portano avanti questa idea scegliendo e accogliendo artisti sempre diversi: nel 2012,  prima edizione, il tema era sviluppato attraverso gli Studi, dove hanno partecipato Fatima Bianchi – presente anche quest’anno per testimoniare l’evento attraverso un video -, Noise Group e Francesca Longhini … tutti gli artisti che hanno lavorato sul tema della Tracce, un richiamo alla Valle, che di tracce ne ha parecchie, anche di un passato remoto. Francesca e Monica interagiscono ogni anno con gli artisti invitati attraverso delle loro opere a ogni residenza, ed è un’emozione andare a scovarle nella valle.

Nel 2013 viene assegnato il tema del Bosco, luogo prescelto per l’installazione delle opere, con Esther Mathis, Luisa Littarru, Alessandra Messali a cura di Gaia Martino. Nel 2014 è la volta del Centro storico/frazioni, con Elisabetta Falanga, Giuseppe Fanizza, Marco La Rosa, Orestis Mavroudis, Seji Morimoto, a cura di Marta Ferretti.

Adesso il luogo protagonista era il Fiume. E a tavola con noi c’erano gli artisti invitati da Monica e Francesca quest’anno 2015: Youki Hirakawa e Stefano Serretta che, con Francesca Damiano e Monica Carrera e sotto la guida e curatela di Saul Marcadent, hanno ideato, creato e installato in situ delle opere in relazione non solo col territorio a cui si appoggiavano, le rive boscose del fiume Oglio, ma con la sua storia.

Natura/sociale/poesia/storia erano le tematiche alla base di questo toccante percorso, guidato da Saul che ci ha spiegato poetica e motivazioni di ognuno degli artisti attraverso un racconto a tratti emotivo, tanto da coinvolgere noi spettatori come fossimo sempre stai li con loro, durante quei giorni di scambi di parole, di racconti ed esperienze. Questo ci ha restituito una lettura delle opere non solo critica, ma emozionale.

L’amore e la paura della potenza della natura e la voglia di controllarla in opere come Fa Ruggine della Carrera e Fermofiume della Damiano, a una riflessione più spirituale con A tree two stumps di Hirakawa, fino a un lavoro critico/emozionale e di ricerca ben fatto di Serretta con Underground. Una lettura per non dimenticarsi l’importanza di quello che abbiamo, di quello che sogniamo – come Fa Ruggine ci ricorda, facendoci venire voglia di salpare verso altre acque, ma sempre con radici ben piantate in terra – e di ciò che dobbiamo valorizzare.

Oggi questo affiatato gruppo inaugura a Berlino con Maybe we are the waves, presso Glogauair. Monica, Francesca, Youki, Stefano, Fatima e Saul portano a Berlino un po’ della Valle, depositando anche qui tracce preziose.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 settembre 2015 alle 12:10 pm. È archiviata in Uncategorized con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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